IL CORPO, STRUMENTO DI DIO

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Il corpo umano… racchiude fin “dal principio”… la capacità di esprimere l’amore: quell’amore appunto nel quale l’uomo-persona diventa dono e – mediante questo dono – attua il senso stesso del suo essere ed esistere’.

(16 gennaio 1980)

Queste sono state le parole di San Giovanni Paolo II durante una sua udienza, ben 36 anni fa. Nonostante il tempo trascorso, sono quanto mai attuali, in riferimento sia alla vita dei giovani fidanzati, sia a quella degli sposi.

Il nostro corpo, spesso disprezzato perché magari non risponde ai canoni estetici proposti dalla società, è quanto di più prezioso ci è stato donato, perché è lo strumento attraverso il quale siamo chiamati ad entrare in relazione con gli altri. Col corpo esprimiamo il nostro umore, il nostro stato d’animo, la nostra reazione di fronte a un fatto o ad una affermazione: quante volte, rientrando a casa dal lavoro, mi è stato detto “Che cosa è successo? Come mai sei adirata?”, senza aver però detto alcuna parola. Il mio corpo aveva parlato per me!

La comunicazione attraverso il corpo è poi particolarmente importante nel rapporto di coppia, dove esso è lo strumento con cui si manifesta l’amore e si diventa dono per l’altro.

Soprattutto quest’ultimo aspetto viene sottovalutato o ritenuto marginale nel rapporto col proprio corpo, considerato egoisticamente come possesso personale. Durante gli anni del mio fidanzamento ho combattuto col desiderio di vivere intimamente la mia relazione, nella consapevolezza che il corpo è “tempio dello Spirito Santo” e che solo nel matrimonio questa corporeità avrebbe trovato piena e consapevole espressione. Mi accorgo che questa affermazione per molti può sembrare retrograda, influenzati come siamo dalla mentalità del “tutto e subito” e dalla tendenza ad appagare i nostri desideri. Ma non possiamo ridurre il nostro corpo a un mero strumento di piacere, asservito ai nostri impulsi: come cristiani siamo chiamati alla profonda missione di rendere visibile Dio agli altri nel nostro corpo, anche nella diversità, non conformandoci alla mentalità comune. Tante volte sono stata derisa per la difesa della castità nel fidanzamento e non nascondo le numerose difficoltà incontrate nel tener fede a questa chiamata, ma oggi, da sposata, ne capisco il valore. Rispettare me stessa e l’altro, amare la persona, riconoscere l’importanza del dialogo, comprendere la volontà di Dio per la mia vita è ciò che di più importante ho appreso in quel tempo.

L’esperienza maturata mi ha aiutata e mi aiuta tuttora nella vita matrimoniale, dove sono chiamata, col mio corpo, a collaborare con Dio nella creazione, a gioire e soffrire, tenendo conto delle esigenze e necessità di coloro che fanno parte della mia famiglia.

Qui veramente ho visto realizzarsi le parole di Giovanni Paolo II: l’apertura alla vita, l’occuparsi dei figli, il preoccuparsi della casa, pur essendo per me fonte di fatica e a volte di tribolazione, sono state e sono la mia salvezza: senza, avrei vissuto egoisticamente, proiettata nella realizzazione personale e non avrei sperimentato la bellezza e la gioia che viene dal dono reciproco.