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Presepe vivente a Olbia II edizione

A Greccio, nella notte di Natale del 1223 Francesco d’Assisi, fa allestire la scena della Natività per rivivere e meditare il grande mistero dell’Incarnazione, e prepararsi alla celebrazione eucaristica che lì stesso chiede di celebrare. Anche la nostra parrocchia di s. Ignazio, sulle orme del Poverello ha potuto godere di questa opportunità.
Era importante per noi vedere quanto ci ha amato il Signore, che ha scelto di nascere povero ed umile in una mangiatoia sino a consumare la sua vita per noi sulla croce. Certo, quel bambino nato quest’anno nella nostra Olbia non era Gesù, ma senza dubbio era uomo come Gesù. Assistere con devozione alle scene della rappresentazione della “Betlemme” olbiese ci ha riportato alla nascita del Salvatore, all’annuncio degli angeli, allo stupore dei pastori, al cammino dei Magi, alla crudeltà di Erode, e forse al fatto che anche da noi aspetta di essere accolto nel nostro oggi di uomini che vogliono risorgere.

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Catechesi per giovani e adulti

La Parola del Signore che si è fatta carne in Gesù Cristo e che si vive nei rapporti fraterni ha il potere di creare. 
Creare vuol dire fare qualcosa di veramente nuovo e bello, capace di stupirti, di cambiare la tua vita.
Non è una opera umana.. è Gesù stesso che agisce...la sua forza è l'amore infinito che prova per te
Se vuoi, anche tu puoi sperimentarlo...
La nostra povera parrocchia ti offre un itinerario di fede
Che prende avvio da un ciclo di catechesi:

CATECHESI PER GIOVANI E ADULTI

a partire dall’ 11 GENNAIO 2016

ogni Lunedì e Giovedì – ORE 20:30

Per la tranquillità di Mamma e Papà è previsto il servizio di baby sitting!!!

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BETLEMME (TERZA PARTE)

(Terza Parte)

Betlemme – Pavimentazione costantiniana

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Anche a Betlemme, dopo l’editto di Costantino del 313 d.C., venne proclamata la libertà di culto e iniziò un periodo di rinascita per tutti i Luoghi santi.

Con il concilio di Nicea in cui si definiva Gesù consustanziale al Padre e la primitiva definizione del Credo.

Grazie alla forte volontà della regina Elena (la madre cristiana dell’imperatore Costantino), dopo opportuni scavi, iniziò la fabbrica della basilica della Natività che ridava dignità al Luogo della nascita del Messia.

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Il cantiere si concluse nel 333 d.C., Betlemme divenne fin da subito un importante centro religioso.

Il periodo arabo-musulmano

                                                                      14 British library Magi and shepherds Description: (Miniature only) The Nativity: the Adoration of the Magi and shepherds Title of Work: The Gospels of Tsar Ivan Alexander Author: Simeon, scribe Illustrator: Turnovo school Production: Turnovo, 1355-1356 Language/Script: Bulgarian Church Slavonic (Cyrillic uncial) / -

Con l’occupazione arabo-musulmana da parte del Califfo Omar nel 638, anche Betlemme fu sottomessa a questo nuovo potere. In un primo tempo, convivenza e tolleranza tra le due religioni furono osservate, ma con il susseguirsi dei diversi califfati la situazione dei cristiani di Betlemme peggiorò notevolmente. Questo fino alle persecuzioni del 1009 da parte del Califfo fatimida el-Hakim, che ordinò la distruzione dei santuari di Terra Santa, preservando miracolosamente la Natività di Betlemme.

Il periodo crociato

L’arrivo dei Crociati inasprì i rapporti tra musulmani e cristiani che speravano nella liberazione della città da parte dei cavalieri.

Sicuramente la fama di Betlemme, come di tutti i Luoghi santi, ebbe un incremento anche grazie al viaggio di Francesco d’Assisi, che tra il 1219/1220 si recò in Oriente con altri dodici frati. Entrato dal porto di Acri insieme ai Crociati, si recò in Egitto alla corte del sultano Malek al-Kamil che, colpito dalla sua personalità, gli accordò un salvacondotto per il viaggio in Palestina. Da allora, si afferma da sempre la presenza francescana nella terra di Gesù. Oggi ne sono gli autentici custodi.

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LA BETLEMME ROMANA E LE DOMUS ECCLESIAE (SECONDA PARTE)

(Seconda Parte)
LA BETLEMME ROMANA E LE DOMUS ECCLESIAE:

La divisione in tetrarchie dei territori palestinesi conquistati da Roma, faceva rientrare Betlemme come sottomessa al potere locale del re Erode 1° il Grande.

L’evento della nascita di Gesù segna quest’epoca.

Betlemme divenne presto luogo di culto per i primi cristiani dove veneravano nella grotta il nato Salvatore e Messia.

Non potendo costruire nulla sopra e nei dintorni della grotta a seguito delle forti persecuzioni contro le primitive comunità cristiane, in quella grotta pregavano, ricevevano il battesimo i primi catecumeni, celebravano l’eucarestia.

Era il tempo in cui i luoghi di eventi importanti (la grotta dove nacque il Gesù della storia) si trasformavano in piccole “domus ecclesie” fondate di fatto dalla fede in Lui.

Dopo la prima rivolta contro Roma soppressa nel sangue si acuirono le tensioni, che divennero sempre più forti, sfociando nella seconda Guerra giudaica, repressa sotto il dominio dell’imperatore Adriano (135 d.c.). Quest’ultimo decise di far scomparire il ricordo di questa grotta con un terrapieno, erigendo sopra un tempio pagano dedicato al dio Adone.

Il pellegrino che visita Betlemme in qualsiasi giorno dell’anno celebra il S. Natale.

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DAESH!! CUI PRODEST?!? ORIGINI E OBIETTIVI DEL CALIFFATO ISLAMICO DI IRAQ E SIRIA

DAESH !! CUI PRODEST ?!? ORIGINI E OBIETTIVI DEL CALIFFATO ISLAMICO DI IRAQ E SIRIA.

Quando Papa Francesco sul volo al rientro dal suo viaggio apostolico in Corea, definì per la prima volta “terza guerra mondiale a pezzi” la miriade di conflitti non convenzionali che infiammano la terra, l’ opinione pubblica mondiale rimase interdetta.

Come poteva un leader come Francesco esprimersi con termini simili in tempi così meschinamente politically correct ?!?

Ricordiamo che la domanda posta al Pontefice dallo “scafato” corrispondente riguardava la necessità di bombardare la regione ad ovest dell’ Iraq per porre fine al genocidio dei cristiani caldei e degli Yazidi da parte dei fondamentalisti islamici. Forse ci si aspettava una risposta teoretica da parte del Santo Padre, al contrario, Jorge Bergoglio disse che “l’ aggressore andava fermato” e, approfittando della domanda, fece un appello all’ ONU e alla comunità internazionale di trovare i modi e gli strumenti per farlo al più presto.

Era il 19 agosto 2014, nel giro di pochissimo tempo, oltre alla stampa, anche le tv generaliste europee e americane presero al balzo l’ occasione di fare audience inserendo nei propri palinsesti spazi dedicati all’ approfondimento di così scottante tema. In modo generalizzato tutti gli occidentali vennero a sapere che nel vicino oriente si era venuta a creare una nuova realtà politica che stravolgeva i confini di quegli stati creati proprio dagli europei dopo la prima guerra mondiale, la quale segnò il crollo dell’ impero ottomano che per quattrocento anni aveva governato quei territori e le nazioni che li abitavano.

Questa “cosa” nuova si definiva con un acronimo: ISIS che in inglese sta per Islamic State of Iraqi and Sham. Al Sham per i mediorientali è genericamente “il Levante”, che gli anglofrancesi chiamarono con il toponimo latino Syria.Tradotto: Stato Islamico di Iraq e Siria. Recentemente però alcuni analisti di geopolitica hanno coniato un altro acronimo: DAESH che in arabo significa la stessa cosa di isis, ma pronunciato correttamente, da- ish, il suono è quasi simile ad un altro termine arabo che letteralmente significa “portatore di discordia”. I francesi comunque preferiscono daesh perché è simile a déchet: rifiuto/ scarto.

Di certo Isis, una volta ottenuta la notorietà planetaria, ha scatenato una gigantesca offensiva mediatica, ripresa a amplificata dagli organi di stampa di tutto il mondo, dimostrando di disporre di un apparato propagandistico di prim’ordine. La strategia consiste nel penetrare tra le pareti delle nostre comode case per farci sapere che Raqqa, un’ antica città siriana sul fiume Eufrate, è diventata la capitale del nuovo stato, che ora ha un nuovo “presidente”, un certo Abu Bakr al-Baghdadi, che il 29 giugno 2014 si è autoproclamato califfo ?!? (in arabo khalifa, ossia “il successore”, per l’ islam sunnita il vicario sulla terra del profeta Maometto, la guida politica e spirituale della comunità islamica universale (al-Umma al-islamiyya).

Al grande pubblico potrà ricordare una favola tratta da “Le mille e una notte”, di quelle raccontate da Sherazade, peccato che il Re Shahiriyar del momento nel suo proclama, trasmesso in tutto il mondo, minacci di distruggere la nostra civiltà cristiana millenaria con tutti i valori intrinsechi ad essa bollandoli come “haram”, sacrileghi, e noi occidentali come “kuffar”, infedeli, non credenti nel vero dio e perciò nemici da uccidere o convertire alla vera fede. A dimostrazione della minaccia il “califfo” posta sul web un video aberrante che riprenderebbe la decapitazione di decine di cristiani copti avvenuta sulle rive libiche del mar Mediterraneo. Si !! Parliamo della Libia che dista meno di 200 miglia di mare dalle coste italiane, dove si sta combattendo una guerra civile cruenta tra diverse fazioni per succedere a Mu’ammar Gheddafi, il dittatore ucciso nel 2011 dai ribelli islamisti. Anche in questo conflitto si riscontra la presenza di milizie sotto la regia di Daesh al comando del veterano Abu Nibal, a dimostrazione che il “califfato” esporta il proprio modello in realtà belligeranti simili alla guerra civile che si combatte in Siria da quasi 5 anni, fungendo da attrattiva ai molti movimenti sovversivi del mondo musulmano.

E’ da un conflitto come quello siriano iniziato con un movimento di protesta popolare, chiamato “primavera araba”, contro il regime del presidente Bashar al Assad, laico, che è scaturita una forza militare come Isis che oggi conta un esercito di circa 20.000 effettivi, la gran parte mercenari ma anche giovani occidentali convertiti all’ islam e reclutati da sedicenti predicatori in ambienti contigui alle comunità islamiche presenti nei loro paesi di provenienza, oppure attraverso il web, la vera arma strategica del “califfato”. Vengono definiti “foreign fighters”, combattenti stranieri, secondo stime ufficiali almeno tremila sarebbero europei di nascita. Francamente, davanti a numeri del genere, è difficile pensare a una conversione di massa all’ islam più radicale che spinga ad aderire allo Jihad, la “guerra santa”, giovani cresciuti nelle “aperte” società europee anche se con reali problematiche di integrazione per quelli provenienti da famiglie di immigrati di prima o magari seconda generazione. Forse ci troviamo di fronte a un fenomeno da leggere più in chiave sociologica che “religiosa”, un’ avversione verso il sistema che spinge alla realizzazione personale ad ogni costo al posto di un’ esistenza di emarginazione. In sintesi, un mito sovversivo globalizzato. Quale che sia la ragione, questi “volontari del terrore” sono in possesso di passaporto europeo ed è accertato che dopo uno “stage” di addestramento e di combattimento reale (al soldo del califfato), molti di questi rientrano a casa, passando dalla vicina Turchia, con un bagaglio di terrore da riversare in Europa. Viene da pensare che i servizi di intelligence, smantellati dai governi delle democrazie europee dopo il crollo del muro di Berlino, vengano impiegati soltanto in attività di spionaggio industriale anziché per la sicurezza nazionale!! Ma com’è stato possibile che una realtà geografica delle dimensioni di Daesh si sia creata in un’ area strategica presidiata da tempo dalle forze armate americane e sotto la lente di ingrandimento degli apparati di spionaggio di Israele, il vero dominus militare della regione ? E’ inoltre doveroso considerare che il protettore storico della Siria è il bellicoso Iran degli ayatollah e sempre Teheran è il vero burattinaio di Hezbollah, il “partito di dio” sciita del vicino Libano. Inoltre i territori conquistati da Isis confinano a nord con la Turchia di Recep Erdogan, l’altra ambiziosa potenza regionale.

Caduta del sogno panarabo e rivoluzione islamica.

Per capire è necessario tracciare un quadro cronologico degli avvenimenti che hanno riguardato il medio oriente negli ultimi 50 anni e gli uomini che con la loro azione politica e militare gli hanno determinati. Con il conflitto conosciuto come “la guerra dei sei giorni”, dalla sua durata dal 5 al 10 giugno 1967, la situazione geopolitica mediorientale assumerà un connotato del quale ancora oggi si pagano le conseguenze. Grazie ad un blitz militare perfettamente pianificato Israele distrusse contemporaneamente l’ esercito e l’ aviazione di Egitto, Siria e Giordania fino ad occupare territori appartenenti a questi tre paesi. Proprio la condizione giuridica di questi territori e il relativo problema dei rifugiati influenzano ancora oggi i rapporti tra ebrei e islamici. La disfatta araba provocherà un terremoto politico interno ai vari stati arabi, in Egitto segnerà il tramonto del panarabismo laico di Gamal Abdel Nasser, la Giordania perderà la sovranità sui territori ad est del fiume Giordano e verrà letteralmente invasa dai profughi palestinesi come anche il Libano e la Siria. In sintesi: l’egemonia militare israeliana seppellisce il sogno dell’ unità panaraba, è l’ Islam che diventa l’ elemento unificante, quello che fornisce identità alle masse arabe. E’dall’ islam e dai suoi conoscitori, gli imam, che nasceranno nuovi progetti politici. Per i palestinesi, i tragici veri perdenti del conflitto, rappresenterà il via ad una diaspora che dividerà la nazione in due gruppi: uno minoritario che continuerà a vivere all’ interno dello stato di Israele (Cisgiordania e Gaza) sotto l’ occupazione israeliana, e l’altro maggioritario, che vivrà nei campi profughi. E’ di questi anni la costituzione dell’ OLP (Organizzazione di liberazione palestinese) che vedrà in Yasser Arafat il suo leader carismatico, e della trasformazione di Al-Fatah ( la conquista) nel suo braccio paramilitare. Gli anni 70 saranno insanguinati dal terrore di matrice palestinese in tutta Europa, basta ricordare il massacro della squadra olimpica israeliana durante le olimpiadi di Monaco di Baviera del 1972 ad opera dei fedayyin (in arabo “ i devoti” ??) di “settembre nero” , altra diramazione di al-fatah). Nel gennaio del 1979 si realizzava un altro avvenimento epocale: la rivoluzione islamica Iraniana. Dopo lacacciata dello Scià Mohammad Reza Pahlavi, la monarchia millenaria persiana fu soppiantata da un repubblica teocratica. In Iran si realizzava l’ impensabile paradigma storico: il potere politico-religioso passava nelle mani del clero sciita nelle sue figure più autorevoli, gli ayatollah. A capo del processo rivoluzionario venne chiamato dall’ esilio parigino l’ ispiratore e il fautore della repubblica islamica: l’ imam Ruhollah Khomeyni. Col primo atto del suo governo Khomeyini varò una costituzione ispirata all’ islam più osservante secondo un’ ottica sciita duodecimana, de facto istaurò in Iran la “Sharia”, la regolamentazione della vita pubblica e privata sotto l’ aspetto civile e religioso di un’ intera nazione secondo il Corano, la “rivelazione” che Allah stesso dettò al profeta Maometto. Alla vigilia del Natale dello stesso anno ( il 24 dicembre 1979)l’ Unione Sovietica, temendo il contagio del modello iraniano, invase l’ Afghanistan. Questo atto darà il via ad un’ altra forma di guerra non convenzionale, il Jihad, la “guerra santa” condotta dai Mujahdin, i “combattenti della guerra santa” Al confine tra Afghanistan e Pakistan, nella città di Peshawar, si trovava in quel periodo anche un attivista palestinese riparato in Giordania dopo la guerra dei sei giorni, Abd Halla al-Azzam che in seguito sarà definito l’ ideologo del fondamentalismo islamista. Dopo un soggiorno ad Amman, si sposterà a Riad, in Arabia Saudita, per ricomparire a Peshawar dove fonda il movimento dei Mujahdin per combattere l’invasore sovietico. Il movimento verrà finanziato da Pakistan, Arabia Saudita e Stati Uniti: è documentato che Al Azzam si recò spessissimo negli Stati Uniti nel periodo tra il 1985 e il 1989, gli anni del secondo mandato di Ronald Reagan. Abd Halla al-Azzam verrà ucciso insieme alla sua famiglia in un attentato a Peshawar nel novembre del 1989, ma il suo movimento, che aveva attirato in Afghanistan decine di migliaia di combattenti da ogni angolo del mondo islamico, continuerà a vivere diversificandosi in nome del jihad. Tra i suoi luogotenenti saliranno alla ribalta del terrore due uomini destinati a diventare tristemente famosi: Osama bin Laden e Ayman al Zahrawiri, dei quali parleremo più avanti.

Intanto anche all’ interno del mondo musulmano la rivoluzione iraniana si era fatta molti nemici, soprattutto le monarchie arabe ascese al trono dopo la caduta degli ottomani, grazie al potere imperiale inglese, in primis gli Al-Saud dell’ Arabia Saudita. I sauditi sostengono di essere i depositari dell’ Islam sunnita perché i luoghi, considerati sacri, dove visse Maometto sono nella penisola arabica. La Mecca, città natale del profeta, e Medina dove è sepolto, nella Grande Moschea che ingloba la casa dove, secondo la tradizione, visse il profeta. L’ Arabia Saudita insieme al Qatar, governato dalla monarchia sunnita degli Al-Thani, orchestrati dagli Stati Uniti, finanziarono e armarono di tutto punto un giovane e ambizioso leader iracheno: Saddam Hussein. Col pretesto di “proteggere” il corso d’ acqua navigabile dello Shatt al-arab, l’unico sbocco iracheno sul Golfo Persico, Saddam nel 1980 attaccò l’ Iran dando inizio ad una guerra che durerà 10 anni e causerà più di un milione di morti, e da essa si innescherà un’ escalation politica e militare che porterà alla nascita di una realtà come Isis. Nel 1990 iraniani e iracheni arrivarono a una tregua e siglarono un accordo di pace, ma Hussein non rinunciò al sogno di dominare il mondo arabo e nell’ agosto dello stesso anno invase il vicino Kuwait, convinto che gli americani non sarebbero intervenuti in difesa dell’ emirato. Nella realtà non andò come si aspettava il Rais iracheno: nel marzo del 1991 si concluse la “prima guerra del golfo”con la totale disfatta dell’ esercito iracheno ma Saddam Hussein non verrà deposto. Per volontà del presidente americano George Bush Sr, che temeva un vuoto di potere a favore degli sciiti, il rais resterà in sella per domare le rivolte separatiste nel nord curdo del paese e al confine orientale iraniano. Nel frattempo, a febbraio del 1989, si completò il ritiro sovietico dall’ Afghanistan al quale seguì una truculenta guerra tribale sfociata poi in una vera guerra civile che si concluderà nel 2001 con la vittoria delle milizie Taliban del Mullah Omar, spalleggiate dal Pakistan e finanziate abbondantemente dall’ Arabia Saudita e dagli Emirati Uniti del Golfo.

La guerra nel cuore dell’ America.

Dalla guerra afghana emergerà una organizzazione ramificata in tutto il mondo capace di colpire obiettivi civili e militari all’ esterno del panorama islamico, una struttura paramilitare islamista che promuoverà il terrore su larga scala: Al-qa ida, in arabo “la base”. A capo di Al-qa ida ritroviamo i due “pupilli” di Abd Halla al-Azzam: Osama bin Laden e Ayman al Zahrawiri. Il primo, saudita, rampollo di una famiglia di costruttori di origine yemenita vicina agli Al Saud è ritenuto il capo dell’ organizzazione per la popolarità che vantava fra i mujahdin, ai quali si era aggregato a soli 23 anni e soprattutto per essere stato l’ uomo dell’ ISI, i temibili servizi segreti pakistani, in Afghanistan nonché il principale finanziatore degli “studenti” talebani, della protezione dei quali godrà fino alla sua uccisione nel 2011. Ayman al Zahrawiri , egiziano, nipote da parte di madre di Abd al-Rahman Azzam Pascià il primo segretario della Lega Araba e del poeta Abd al-Wahhab Azzam, che era suo nonno. Al Zahawiri è ritenuto l’ ideologo dello Jihad internazionalista sunnita sia per la sua estrazione sociale che per le sue radicali esperienze giovanili, si pensi che a soli 14 anni entrò nelle fila dei Fratelli Musulmani, noto movimento politico islamista di recente vincitore delle elezioni del dopo MubaraK, il cui esponente Mohamed Morsi eletto presidente dell’ Egitto , ora si trova in carcere e rischia la pena di morte. Medico , letterato e fine conoscitore dell’ islam sunnita, Al Zahrawiri è la sintesi ideale tra l’ approccio nazionalista, il salafitismo e il Jiahdismo tant’è che venne implicato nell’ assassinio del presidente egiziano Answar al Sadat all’ indomani degli accordi di pace tra Egitto e Israele di Camp David. E’ il fondatore dell’ organizzazione terroristica “Jihad Egitto Islamico” confluito poi in Al qa ida. inoltre è da tanti considerato l’ ideatore degli attentati alle ambasciate statunitensi a Nairobi (kenia) e Dar es Salaam (Tanzania) del 1998, ritenuti il primo banco di prova di Al qa ida su scala internazionale.

Discorso a parte merita l’ ideazione e la realizzazione dell’attentato di New York dell’ 11 settembre 2001, quando i terroristi dirottarono quattro aerei di linea decollati da aeroporti americani e manovrando gli stessi si schiantarono contro le torri gemelle del World Trade Center, uno di questi riuscì persino a recare ingenti danni al Pentagono, il quartier generale del Dipartimento della difesa degli Stati Uniti !!?? L’ attentato causò migliaia di vittime civili e umiliò la potenza americana aprendo una pagina nuova nei rapporti tra l’ occidente e il resto del mondo, dopo la scomparsa dell’ Unione Sovietica e il tramonto del comunismo, la contrapposizione si spostava al terzomondismo islamista. E’ dalla reazione americana al “9/11” che vengono a crearsi le condizioni per il progetto vaneggiato da Al Zahrawiri della creazione di un “califfato sunnita che guidi l’ Islam all’ affrancamento dai “kuffar” (dagli infedeli occidentali) e a liberarsi per sempre dalla “ jahillyya”, la barbarie scatenata dalla ribellione alla sovranità di Allah, per ritornare alla pura fonte del Corano”. Un pensiero peraltro ripreso dal manifesto politico di Sayyd Qutb, l’ ideologo dei Fratelli Musulmani morto impiccato in carcere nel 1966. Gli americani sotto la guida del presidente George W. Bush (di nuovo loro !?!) orchestreranno la Nato per occupare l’ Afghanistan, ritenuto giustamente il covo di Bin Laden e Al Zahrawiri, e accusando l’ Iraq di Saddam Hussein di possedere arsenali di armi chimiche, creeranno ad arte i presupposti per una seconda guerra del golfo che dal 2003 permetterà agli alleati occidentali di sbarazzarsi definitivamente di Hussein e garantire alla regione mediorientale un’ instabilità politica che favorirà nel periodo seguente la diffusione delle varie “primavere arabe”, dei fenomeni di rivolta popolare, facili da accendere viste le condizioni di vita di quelle popolazioni ma difficilissimi da contenere. A questo incandescente scenario innestiamo la considerazione che Al Qaida si trasformerà in un “network” del terrore planetario “sponsorizzando” organizzazioni, movimenti e cellule antagoniste offrendo loro il supporto economico- logistico e il know how necessario ad operare; diventerà “liquida”, senza confini e organigrammi. Rivendicherà comunque gli attentati sanguinari alla stazione ferroviaria di Atocha a Madrid nel 2004 e quello nella metropolitana di Londra nel 2005, per citarne alcuni, compiuti sicuramente da gruppi nordafricani. E’ in questo periodo che Ali al-Badri alias Abu Bakr al-Baghdadi , il futuro “califfo”, aderisce alla diramazione irachena di Al qa ida insieme al suo luogotenente, Musallam al-Turkmani nominato poi “governatore” della provincia irachena del “califfato”. E’ interessante il fatto che durante la seconda guerra del golfo al-Badri fosse un capo religioso, un imam sunnita, e che alla fine del conflitto gli americani lo rinchiusero nel carcere di Camp Bucca, dove rimase detenuto fino alla fine del 2004, per poi essere misteriosamente rimesso in libertà. Notiamo anche che i vertici militari di Daesh sono ex gerarchi di Saddam Hussein, lo stesso al-Turkmani, era un alto ufficiale dell’ esercito iracheno col nome di Saud Mohsen Hassan, anche lui imprigionato a Camp Bucca e poi riapparso nel teatro di guerra siriano. Secondo fonti di intelligence francesi dei 12 “governatorati” istituiti dallo stato islamico almeno sette sarebbero retti da ex militari fedeli a Saddam Hussein e di questi almeno 5 sarebbero stati detenuti a Fort Bucca: una coincidenza ?!? Certo è che con l’ assurda decisione presa dai vertici americani di sciogliere le forze armate irachene, migliaia di militari hanno cercato una nuova “occupazione” presso Al qa ida prima per passare poi a Isis. In tanti si erano installati nella regione di Aleppo, la seconda città siriana dopo Damasco, perché proprio da questa regione proviene l’ emigrazione verso l’ Arabia Saudita e i paesi del golfo, dove quindi la presenza sunnita è più forte in una realtà come quella siriana dove a comandare è la minoranza “alawita”, una branca dello sciismo alla quale appartiene anche il presidente Bashar al-Assad. Quando iniziarono le ostilità vere e proprie, verso l’ aprile del 2011, tantissimi “qaedisti” si trovavano già sul posto ben armati ed equipaggiati, forse dovrebbe essere questa la chiave di lettura della durissima reazione delle truppe governative che risposero con retate di arresti fra i civili, che poi sparirono nel nulla, e arrivò a bombardare la stessa città di Aleppo in maniera indiscriminata provocando migliaia di vittime fra la popolazione civile. Ufficialmente proprio questa decisione, presa sembra da Assad in persona, porterà un gruppo di ufficiali dell’ esercito a disertare per dare vita al FSA (Free Syrian Army), il Libero Esercito Siriano, si sospetta invece che dietro questo capovolgimento di fronte ci sia la longa manus della Turchia. Anche i ribelli antiregime nel frattempo si sono organizzati in reparti indipendenti tra i quali si distinguono miliziani salafiti provenienti da oltre confine armati e finanziati tutti dai sauditi e dagli emirati del golfo.

La nascita di ISIS: le due facce dell’ Islam.

Nel frattempo, a maggio del 2011, un comando di navy seal, incursori della marina degli Stati Uniti, aveva ucciso (guarda caso in Pakistan) Osama Bin Laden, la cui salma fu “seppellita” in mare, quindi introvabile, per decisione di Barack Obama. Al la morte di bin Laden la direzione strategica dell’ organizzazione terroristica è passata ad Al Zahrawiri che impone un cambio di rotta e invia una brigata di “combattenti stranieri” in Siria, nella quale all’ inizio confluiranno Al-Baghdadi e soci, intitolata “Jabhat al-Nusra li-ahl al-Sham”, fronte del soccorso al popolo della Siria, ( ironia della sorte !!) che sceglierà di allearsi col FSA dando vita ad un fronte sunnita che alla metà del 2014 sembrava uscire vincitore dal conflitto. Proprio in quei mesi si definirà la struttura politica e militare dello Stato Islamico, Al-Baghdadi col suo gruppo di comando si affrancherà da Al qa ida e sui territori conquistati da al-Nusra in poche settimane darà vita ad un’ entità politica organizzata sotto la “sharia”, con un’ amministrazione giudiziaria, un corpo di polizia, un dipartimento scolastico (ovviamente destinato alle “madrasa”, le scuole coraniche) e un sistema fiscale per la riscossione delle salatissime “imposte” da destinare al sostentamento del “califfato”. E’ chiaro che si dedicherà anche ad un fiorente export del petrolio estratto nei campi del nord Iraq appena conquistato. Proprio contrabbandando il petrolio in Turchia il “califfato” incamera milioni di dollari al giorno attraverso colonne di cisterne che transitano dal confine turco e vanno a rifornire il mercato nero che rivende il greggio a metà del prezzo di listino. In questo business ci sarebbe nondimeno implicata l’ intera famiglia del presidente turco Erdogan, con il genero che è “diventato” ministro dell’ energia e il figlio a capo di un’ impresa di import-export che fa da collettore del prodotto preso in carico e ricollocato all’ estero. Pensiamo che la Turchia è un paese membro della Nato, la quale ha dichiarato guerra ad Isis ponendola in capo alla lista delle organizzazioni terroristiche, mettendo poi una taglia di alcune decine di milioni di dollari sul “califfo” al-Baghdadi, but business is business, gli affari sono affari. Dicevamo che nel corso dello scorso anno il raggruppamento sunnita era quasi arrivato a prendere Damasco con il presidente Bashar al-Assad asserragliato nel suo quartier generale, ma a quel punto erano entrate in gioco altre forze; dirette da Teheran le milizie sciite di Hezbollah con base in Libano sono entrate in Siria e l’ aviazione iraniana ha sostenuto i contingenti di peshmerga curdi nella difesa di Kobane, enclave curda nel nord della Siria al confine con la Turchia, favorendo poi la controffensiva che ha ricacciato a sud i jihadisti. Quel che resta delle forze armate irachene, in maggioranza composto da sciiti, si è unito a reparti di “pasdaran”(i guardiani, della rivoluzione) irregolari iraniani che di recente hanno ripreso Mosul ed Erbil nel nord Iraq, “liberando” le comunità cristiane che vi risiedono. Infine la Russia di Vladimir Putin, alleata storica dei “Baathisti” di Assad oltre a fornire centinaia di consiglieri militari ha iniziato a bombardare le forze del FSA stanziate nell’ ovest del paese.

Da questo capovolgimento molte voci si sono alzate per dire che quella in corso è una guerra tutta musulmana, un conflitto tra le due facce dell’ Islam, quella sunnita e quella sciita e che quella in Siria è una “guerra per procura” fra sauditi e iraniani, sicuramente c’è del vero ma è un’ interpretazione che si presta a molte speculazioni, e tutte di parte. E’ certo che la monarchia assoluta degli Al Saud insieme a quella degli Al-Thani del Qatar e agli emiri del golfo persico sono acerrimi nemici degli iraniani fin dal lontano 1501 quando lo Scià Ismail I provocò lo scisma degli sciiti dal califfato ottomano sunnita. Ovviamente la motivazione fu di natura politica perché imponendo l’ islam sciita come religione di stato lo Scià riuscì ad attrarre le popolazioni che abitavano ai confini orientali dell’ impero ottomano che aderirono in massa allo sciismo per far parte di una nuova realtà politica che aveva in comune lingua e tradizioni secolari. L’ islam sciita unificò la Persia dandole una identità nazionale che ancora oggi è un tutt’uno con l’ identità confessionale. Aggiungiamo anche che gli iraniani non parlano l’ arabo bensì il farsi, una lingua indoeuropea diffusa in tutta la regione del mar Caspio e parlata anche in Afghanistan nella accezione Dari. Vantano poi una tradizione storica, letteraria, artistica e culturale millenaria e da sempre disprezzano gli arabi del sud e dell’ ovest, basta viaggiare in Iran per rendersene conto, in sintesi: gli iraniani sono sciiti da 5 secoli ma persiani da millenni. Chiaramente ai sunniti del golfo, scisma a parte, l’ Iran fa paura perché è un paese di 70 milioni di abitanti, contro i 22 dell’ Arabia Saudita, ha un esercito e un’ aviazione ben strutturate, ma soprattutto è riuscito a dotarsi di un programma nucleare moderno e temibilissimo che ha obbligato gli Stati Uniti, alleati storici dei Sauditi, a siglare di recente un accordo di non proliferazione che de facto ha riconosciuto quella iraniana la potenza dell’ Asia Centrale. E’ proprio questo accordo, che ha fatto infuriare Benjamin Netanyahu e i vertici militari israeliani, la chiave di lettura per capire l’ importanza della Siria nella geopolitica mondiale attuale. Con gli accordi di pace di Camp David tra Egitto e Israele, sotto la regia del presidente americano Jimmy Carter, il riconoscimento dello Stato di Israele era stata la posta in gioco che l’ Egitto di Sadat dovette pagare per riavere ampie porzioni della penisola del Sinai occupate da Israele dopo la guerra dei sei giorni. Anwar al-Sadat sarà poi assassinato da un terzetto di militari durante una parata e in diretta televisiva, gli succederà il generale Hosni Mubarak, ferito anche lui nell’ attentato. Le amministrazioni successive a quella di Carter, ritenendo l’ Egitto un partner non affidabile, hanno lavorato continuativamente per creare un’ asse d’ intesa tra Israele, che possiede l’ arma nucleare dai primi anni 70, e l’ Arabia Saudita. Negli ultimi due anni sulla stampa americana sono apparsi diversi articoli sul tema “The Saudi-israel superpower” (la superpotenza israelo-saudita) con i quali si tirano in ballo personaggi di primo piano dell’ establishment dei due paesi, uno su tutti il principe Bandar bin Sultan, a lungo ambasciatore saudita a Washington nonché a capo dei servizi segreti di Riad. Negli articoli si rimarca anche la vicinanza del principe saudita alla famiglia Bush dei due presidenti, tanto vicina da valergli il soprannome di Bandar Bush. Su Time Magazine è anche stata stilata una cronistoria degli incontri tra i vertici del Mossad, l’ intelligence israeliana, e gli omologi sauditi. Anche il Jerusalem Post ha pubblicato una intervista a Michael Oren, ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, nella quale il diplomatico afferma candidamente che” Israele preferisce i sunniti ad Assad”, e l’intervista è del 2013 !! Sempre nel 2013 addirittura la televisione di stato israeliana riportava di un incontro a Gerusalemme di importanti personaggi della sicurezza israeliana e omologhi dei paesi del golfo per poi far filtrare che si trattava di Bandar bin Sultan in missione, come responsabile dei servizi segreti sauditi. Il motivo di questa “collaborazione” lo si intuisce dal fatto che l’accordo sul nucleare implica la cancellazione dell’ embargo all’ Iran, che tradotto in cifre si quantifica in 100 miliardi di dollari congelati all’ estero che saranno restituiti a Teheran e che la “superpower” ha paura vengano re investiti per raggiungere la piena supremazia sciita su tutto il medi oriente. Anche la lobby internazionale del petrolio, condivide le stesse paure sul ritorno di Teheran nel mercato mondiale del greggio e sull’ impatto che questo provocherà sugli investitori. Al momento è ignota la reale produzione iraniana ma il dato del 1979, prima della rivoluzione, la stimava in 6 milioni di barili giornalieri tanto da far tremare i polsi a tutti i produttori mondiali. Per questo i neoconservatori al Congresso americano hanno pressato l’ amministrazione Obama per far crollare il regime di Bashad al-Assad in Siria, con l’ accusa di aver fatto uso di armi chimiche contro la popolazione, ma l’ intervento armato americano è stato bloccato dai russi e dai cinesi nel Comitato di sicurezza dell’ONU.

Tutti questi fatti servono a spiegare perché Stati Uniti, Israele e Turchia hanno assistito “impotenti” alla creazione del califfato di al-Baghdadi e compagnia, in base alla massima “i tuoi nemici sono i miei amici”, le tre potenze col raccordo degli arabi sunniti hanno nello stato islamico l’ unico alleato disposto a combattere sul terreno l’ affermazione della cosiddetta “Mezzaluna Sciita”, una macroregione contigua che si estende dall’ Asia centrale al golfo persico e, attraverso Iraq e Siria, fino al Meditterraneo. Fino a tutto il 2014 la guerra mediorientale aveva visto l’ Unione Europea stare alla finestra, ma dopo il massacro a “quelli di Charlie Hedbo” e il recente attacco terroristico al teatro Bataclan, un’ azione di guerra con i terroristi che sparavano sui civili riuniti per un concerto, avvenuto il 13 novembre scorso; anche i governi di Francia, Regno Unito e persino Germania hanno preso la decisione di inviare truppe e aerei nel teatro di guerra siriano. Gli attentati di Parigi sono stati rivendicati da Al Qa ida e Isis, che sono così riusciti ad allargare il conflitto anche agli stati europei. Il 31 ottobre 2015 era esploso un Airbus 321 della compagnia russa Metrojet decollato da Sharm el Sheick carico di vacanzieri russi di rientro a San Pietroburgo. Anche questo si rivelerà un attentato dello stato islamico e causerà il “casus belli” che schiererà apertamente la Russia al fianco di Bashar al-Assad per difendere i propri interessi rappresentati dalla base navale di Tartus, nei pressi di Latakia, concessa ai russi dal padre di Assad, Hafiz, nei primi anni 70 ai tempi della guerra del Kippur contro Israele, e vicinissima al confine con la Turchia. Proprio la Turchia ha abbattuto un cacciabombardiere sukhoi-24 russo che il 25 novembre scorso avrebbe violato lo spazio aereo turco; aspettiamo di vedere la reazione di Vladimir Putin. Si nota quindi che l’ “uscita” di Papa Francesco sulla terza guerra mondiale era fondatissima, ma CUI PRODEST ? A chi giova questa guerra l’abbiamo visto, ma Seneca nella Medea continuava con “ cui prodest scelus, is fecit”, il delitto l’ha commesso colui al quale esso porta vantaggio. I promotori gli abbiamo identificati, gli autori anche ma il presupposto bisogna cercarlo nella stessa natura umana alla continua ricerca di una causa di conflitto che giustifichi la nostra breve e misera esistenza.

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Fausto Kowal

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Novena del Santo Natale

Mercoledì 16 dicembre inizierà la Novena del Santo Natale che seguirà i seguenti orari:

  • ORE 17:00 per i bambini
  • A seguito della Messa delle ORE 18:30 per gli adulti

 

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BETLEMME E LE VIE DEVOZIONALI RISPETTOSE DELLE SCRITTURE (PRIMA PARTE)

(Prima Parte)
BETLEMME E LE VIE DEVOZIONALI RISPETTOSE DELLE SCRITTURE – TRADIZIONE DEVOZIONALE VUOL DIRE LETTERATURA BIBLICA, GEOGRAFIA E STORIA SUL TERRENO:

Betlemme è una piccola cittadina della Palestina, a circa 770 metri di altezza sopra il livello del Mediterraneo. Il suo nome in ebraico, significa “città del pane”.

Il profeta Michea aveva annunciato che in questa città della tribù di Giuda sarebbe nato il Salvatore del mondo (5, 2 segg.). E Isaia aveva profetato: «Dal tronco di Isai, cioè dalla famiglia di Davide, un giorno spunterà un germoglio e dalla sua radice fiorirà un virgulto, ed in quel giorno la radice di Isai sarà qual vessillo ai popoli» (Isaia 11, 1-10).

All’epoca della nascita di Gesù, in Palestina, soggetta a Roma, regnava Erode, ma con un’autorità limitata. Vero sovrano era l’Imperatore Ottaviano Augusto, all’apice della sua potenza e del suo prestigio. Quando Augusto stabilì un censimento per l’Impero, San Luca attesta che «tutti andavano a farsi registrare, ciascuno nella propria città» (Lc 2,3) e siccome Giuseppe era «della casa e della famiglia di Davide, ascese nella Giudea alla città di Davide, che si chiama Betlemme» (Lc 2, 4).

 

 

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Apertura Porta della Misericordia

Domenica prossima, 13 dicembre, alle ore 17:00, ci sarà l’apertura della Porta della Misericordia.

Il rito stazionale partirà dalla Chiesa di S.Paolo verso la Basilica di San Simplicio.

Per favorire la partecipazione dei sacerdoti e dei fedeli, durante le celebrazioni episcopali, saranno soppresse le messe parrocchiali della sera.

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Fiaccolata Immacolata Concezione e Variazione orari Sante Messe

Martedì 8 dicembre, in occasione della Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, gli orari delle Sante Messe saranno come la domenica:

Mattino: H 09:00 e H 10:30

Sera: H 18:30

La Catechesi sul catechismo della Chiesa cattolica si terrà come tutti gli altri martedì alle H 17:00.

Dopo la Santa Messa delle H 18:00 ci sarà una fiaccolata per le vie della parrocchia.